Tra nostalgia e bellezza, la nuova versione di Monti emoziona e fa riflettere
Con “Un tempo piccolo”, Giangilberto Monti firma un’interpretazione che lascia il segno. Il brano, carico di poesia e malinconia, è un omaggio elegante a Franco Califano, tratto da un disco che ne ripercorre l’intera parabola artistica. Monti, cantautore, autore e uomo di teatro, offre un’interpretazione che parla al cuore e alla mente. Il progetto, arricchito dal contributo di Mell Morcone e da un trio jazz, restituisce alla canzone d’autore il suo valore narrativo più alto.
In un tempo dove tutto scorre troppo in fretta, “Un tempo piccolo” ci ricorda quanto sia importante fermarsi a sentire.
Etichetta: Fort Alamo / Warner Music Radio date: 4 aprile 2025
Un pugno nello stomaco. Un grido silenzioso. Una lettera mai spedita. “Mi avevi perso già” (Pako Music Records), il nuovo singolo di Vi Skin, è tutto questo e molto di più. È la storia di una bambina che ha cercato per anni lo sguardo di un padre fisicamente presente, ma emotivamente assente. È la voce di chi cresce nel silenzio di chi dovrebbe esserci, ma non c’è stato come avremmo voluto. È un pezzo che scuote, scava nell’anima, risveglia ferite sopite e le lascia respirare per trasformarle in consapevolezza e, finalmente, guarirle.
Un colpo al cuore, una canzone che squarcia il silenzio: «Sai, papà un giorno ti mancherà la tua bimba che ti chiederà “Ti va di giocar con me, papà?”». Ferite invisibili che segnano l’intera esistenza e che Vi Skin racconta senza filtri. Senza retorica, senza edulcorazioni, senza paura.
Perché il bisogno di essere visti, accettati e amati non è mai un capriccio. È una necessità che definisce chi siamo. In un’epoca di apparenze, superficialità, like e filtri, l’attenzione è diventata una moneta di scambio. Ma qui non si parla di visibilità effimera: si parla del bisogno viscerale di essere visti da chi, per primo, ha il compito di insegnarci a guardare noi stessi e il mondo con occhi curiosi e comprensivi.
Ma cosa succede quando quella comprensione e quell’amore non arrivano nella maniera sperata? Vi Skin risponde con versi che graffiano.
«Quanti “Non posso”, “Non voglio”, “Non posso”» sono le parole non dette, i gesti mancati, gli sguardi sfuggiti. Il testo di “Mi avevi perso già” si sviluppa come un monologo interiore che ripercorre l’infanzia di una bimba in cerca di attenzione, fino alla presa di coscienza di un’adulta, una donna che ha imparato a bastare a se stessa: «Mi voglio bene quando scrivo, allora scrivo, scrivo, scrivo, scrivo».
Vi Skin non cerca pietà né vuole dipingersi come una vittima. Al contrario, attraverso questo brano, si fa portavoce di chi si sente inascoltato. Una realtà che accomuna molti giovani, spesso incapaci di trovare il sostegno emotivo di cui avrebbero bisogno all’interno delle mura di casa. Non è un atto d’accusa, ma una riflessione sincera su un’ombra invisibile più comune di quanto si creda.
Lo dimostrano i numerosi messaggi che l’artista ha ricevuto da ragazzi e ragazze che si sono riconosciuti nelle parole delle sue canzoni. Giovani che hanno trovato nella sua musica quella comprensione e vicinanza che non riescono a trovare in famiglia. Per loro, la musica diventa un rifugio, uno spazio sicuro in cui sentirsi visti e ascoltati. E “Mi avevi perso già” è anche per loro, come afferma la stessa Vi Skin:
«Con questo brano ho cercato di dare voce alle grida silenziose dei molti giovani che mi scrivono, raccontandomi di non sentirsi compresi, capiti, accettati dai propri genitori. Spero che i versi e le note che ho scritto, possano rompere quei muri di incomprensione e indifferenza che sembrano insormontabili, portando le persone a riflettere e ad avvicinarsi, convertendo i silenzi in parole comprensive e accoglienti.»
La mancanza di dialogo in famiglia è una carenza che, secondo le ricerche più recenti, lascia cicatrici profonde sulla salute mentale e sulle relazioni future. Secondo uno studio dell’Università di Harvard, infatti, il legame affettivo con la figura paterna influisce direttamente sull’autostima, sulla sicurezza emotiva e sulla capacità di costruire legami sani. Chi cresce senza quel riconoscimento può sviluppare insicurezze, ansie e difficoltà relazionali. Vi Skin riesce a dare voce a tutto questo con un realismo che non fa sconti, in un pezzo che potrebbe diventare il punto di riferimento per chi ha vissuto esperienze simili, offrendo un senso di riconoscimento e appartenenza. Perché la musica ha questo potere: far sentire meno soli.
E quando le parole restano bloccate in gola, quando un mancato confronto si tramuta in vuoto, c’è chi si lascia sopraffare e chi, invece, trova un modo per sopravvivere e poi rinascere. Vi Skin ha scelto di ripartire da se stessa, e lo esprime in un verso che racchiude straordinariamente l’essenza dell’intero brano:
«Ti ho sostituito con uno spartito.»
Ed è così che l’eco di distanza che chiedeva di essere colmata si riempie di suono, dando forma al silenzio e diventando, finalmente, qualcosa che può essere ascoltato, accolto e, per la prima volta, davvero compreso.
L’artista non cerca risposte, non cerca vendetta, ma esprime una consapevolezza maturata nel tempo: essere genitori è difficile. Anche quando ci si impegna al massimo, non sempre si possiedono gli strumenti – emotivi e relazionali – per farlo al meglio. Ogni genitore offre ciò che può, e a volte questo non è sufficiente. Ma riconoscerlo è parte del percorso di crescita.
«Da bambini vediamo i nostri genitori come eroi – conclude Vi Skin -. Crescendo, ci rendiamo conto che sono persone, con fragilità, limiti e storie non sempre semplici. E, come tutte le persone, commettono errori. Ma fanno del loro meglio con ciò che sanno e possono dare. Spetta a noi riconoscere ciò che abbiamo ricevuto, liberarci dei fardelli che non ci appartengono e provare a migliorare quello che possiamo. Solo così possiamo davvero crescere e costruire la nostra felicità.»
In un’epoca in cui il dibattito sulla salute mentale è più acceso che mai, canzoni come questa non sono solo musica: sono una terapia emozionale, uno strumento di sensibilizzazione, una cura per l’anima.
Il dolore esiste, è reale, ma può tradursi in forza. E spetta soltanto a noi avviare questa conversione.
“Mi avevi perso già” è come uno specchio. Ti ci guardi dentro e ci trovi un’assenza, un nodo in gola, un’emozione che non sapevi di avere. Non sempre la sofferenza si può spiegare, ma può essere cantata. E quando una voce riesce a farlo, non resta che ascoltarla. È un brano che lascia il segno, scavando a fondo, senza paura di toccare corde scomode e far male. Perché solo facendo i conti con il proprio passato e dando un nome a ciò che ci ha segnato possiamo, finalmente, voltare pagina e iniziare a vivere.
Dopo circa due anni di silenzio, Paola Saulino torna a far parlare di sé, rompendo il muro di quiete con una dichiarazione che è insieme un grido di rivincita e un’amara riflessione: “Bullizzata per ciò che oggi viene applaudito”. E non è difficile crederle, perché la sua storia è quella di una vera apripista, una donna che ha anticipato mode e tendenze in un’epoca in cui i social erano ancora un terreno selvaggio e inesplorato.
Paola Saulino emerge sul web nel 2016, senza l’appoggio dei reality o delle grandi vetrine televisive. Al contrario, la TV l’ha spesso criticata, puntandole il dito contro. Eppure, è proprio grazie alla sua inventiva che riesce a conquistare l’attenzione, fino a raggiungere una notorietà internazionale con il celebre Pompatour, un’idea tanto geniale quanto controversa. All’epoca, nel 2016, fu sommersa dalle critiche: da Le Iene agli opinionisti, tutti a bollare il suo uso spregiudicato dei social come mera ricerca di pubblicità. Oggi, però, quello stesso approccio è diventato un modello di successo, studiato e replicato senza remore. “Mi fa piacere essere stata un’apripista per molte donne che dopo di me hanno avuto il coraggio di esporsi liberamente,” racconta Paola, “usando il corpo, la sessualità e la provocazione attraverso i social o piattaforme come OnlyFans. Ma c’è un peso che porto: essere arrivata 10 anni prima, anticipando i trend, mi ha reso incomprensibile allora. Essere innovativa è la mia forza, ma anche la mia debolezza. Vedere le mie idee replicate oggi, con strumenti più moderni e un pubblico più preparato, rende tutto più facile a chi è venuto dopo, mentre io ho dovuto affrontare una shitstorm senza precedenti.”
Eppure, Paola non si arrende. Torna oggi con la grinta di sempre, pronta a riprendersi la scena come comunicatrice e critica, mettendo ancora una volta la faccia in prima linea. “Quasi 10 anni fa i social erano un far west,” spiega, “non c’era una struttura, un sistema. L’innovazione veniva attaccata, e l’uso della mia femminilità in chiave sessuale non ha certo aiutato. Ma sento di aver contribuito a creare un alfabeto nuovo, in tempi non sospetti, senza strategia né management – cose che oggi hanno anche i più inesperti su TikTok – solo grazie a intuizioni e al coraggio di portarle avanti.”
Imprenditrice nel settore sportivo, Paola non rinnega nulla del suo passato. Anzi, lo rivendica con orgoglio. “I tempi sono cambiati, per fortuna,” dice. “Oggi c’è una cultura del sostegno, della comprensione, un muro contro gli haters. All’epoca, denigrare una giovane che si esponeva era lo sport nazionale della stampa. Ora alla provocazione si risponde con curiosità, con la voglia di scoprire chi c’è dietro il personaggio. C’è leggerezza, morbidezza nelle interviste, perché si è capita l’ironia del gioco. Ma nessuno, allora, si è mai chiesto cosa mi spingesse a espormi così, se non altro per curiosità.”
Ed è proprio questa consapevolezza a renderla unica. Paola Saulino non è solo un volto dei social: è una testimone diretta di un’evoluzione, una giornalista del costume che ha vissuto sulla propria pelle il cambiamento. “Quando oggi si fanno approfondimenti su certi personaggi social,” conclude, “spesso sarebbe meglio non farli: molti ‘talent’ non sanno spiegare cosa fanno, o cosa gli viene detto di fare. Eppure c’è leggerezza, e di questo sono felice. Ho spianato la strada a questa forma di comunicazione, era la mia battaglia sociale. La sto vincendo: lo facevo per me, per i giovani, per le donne, per il mio pubblico.”
Paola Saulino è tornata. E non ha intenzione di restare in silenzio.
Da venerdì 4 aprile 2025 è in rotazione radiofonica il nuovo singolo “FRAGILE” feat. MODENA CITY RAMBLERS estratto dal disco “NATURA MORTA”, già disponibile su tutte le piattaforme di streaming digitale, in formato fisico e in vinile dal 21 marzo. La band annuncia il concerto al Carroponte di Milano, previsto per il 4 luglio, insieme ai Modena City Ramblers. I biglietti sono disponibili su Mailticket.it, TicketOne.it, Ticketmaster.it e presso i punti vendita autorizzati.
“Fragile” è un connubio tra due anime che si cercavano da lontano. L’incontro tra i Folkstone ed i Modena City Ramblers veste questo brano di un sapore che sa di antico, di un racconto di una voce amica accanto al camino con le note di un violino e di una cornamusa che risuonano nell’aria.
“Dedicata a colei che pulsa nelle vene e che accompagna discreta e passionale i nostri giorni. La Musica”, commenta la band.
Il videoclip di “Fragile” racconta il viaggio verso i Modena City Ramblers in un fugace giorno di primavera. Un furgone, un cappello, un incontro, voci e strumenti che si uniscono sul far della sera. L’unica cosa che non delude e tradisce, ma anzi unisce chi fa musica e chi la ascolta, è la musica stessa: “Come un fiore in una crepa nell’asfalto”.
“NATURA MORTA” è un doppio album dall’animo malinconico e sincero, ma anche potente e vibrante di energia. Il discosi arricchisce della partecipazione di importanti featuring con artisti come i Modena City Ramblers in Fragile, Trevor Sadist in Mediterraneo, Daridel in Mala Tempora Currunt e i Punkreas in La Fabbrica dei Perdenti.
La musica si orchestra tra cornamuse, arpa e altri strumenti che, con il loro fascino, evocano tempi lontani. I testi, invece, sono sempre radicati nel qui e nell’ora, pronti a ritrarre scorci d’umanità con un occhio che, più che critico, rimane sensibile dalla prima all’ultima riga. Un ritratto scanzonato e romantico delle nostre vite e del mondo che ci circonda.
Spiega la band a proposito del disco:«La nostra “Natura Morta” è uno sguardo perso nella vita, un senso di disordine mistico ed una dose di disillusione nata da una costante ed autocritica riflessione. Il tutto sempre con il sorriso sulle labbra, sempre consapevoli della quotidiana realtà, così meravigliosa e struggente al tempo stesso. Siamo nell’epoca del materialismo spinto. Il nostro vuole essere un urlo disperatamente romantico».
Dopo il SOLD OUT delle date al Legend Club di Milano, dal 28 al 30 marzo, i Folkstone si preparano con una serie di nuove date per il loro tour DELIRIUM2025.
FOLKSTONE | DELIRIUM2025
05/04 – SAN LAZZARO DI SAVENA (BO) – Circolo Arci San Lazzaro
I Folkstone sono una rock metal band che si forma nel 2004 da un’idea di Lorenzo “Lore” Marchesi, frontman della band. All’attivo oggi hanno 7 album studio e 2 DVD live. Ciò che rende unica questa band è la miscela esplosiva tra strumenti antichi quali cornamuse, arpa, flauti, bouzouki, ghironda e la granitica base rock/metal di basso, chitarra e batteria. Il cantato è interamente in italiano ed i loro testi sono ricercati e coinvolgenti tra il narrativo, l’interiorità ed il sociale. La loro naturale dimensione è sin dall’inizio il puro live, dove riescono ad esprimere tramite un’attitudine punk tutta la loro potenza ed espressività maturata attraverso centinaia e centinaia di live in Italia ed Europa. Dopo una separazione durata qualche anno nel 2023 annunciano la reunion con un’esibizione al Live Club di Trezzo sull’Adda come headliner del MetalItalia Festival. Data l’incredibile e calorosa risposta dei fan la band decide di pubblicare il nuovo singolo “Macerie” e qualche mese dopo “La fabbrica dei perdenti”, pezzo di cui registrano il videoclip all’Alcatraz di Milano a marzo 2024 con il locale sold out carico di energia. I due singoli sono inoltre pubblicati nel vinile “Racconti da Taberna”, raccolta dei brani che hanno segnato la storia della band dall’inizio ad oggi. Dopo il tour estivo scrivono un doppio album in uscita il 21 marzo 2025. “Natura Morta”, questo il titolo del nuovo lavoro che verrà presentato al Legend Club di Milano dal 28 al 30 marzo 2025.
“Fragile” feat.Modena City Ramblers è il nuovo singolo dei Folkstone in rotazione radiofonica da venerdì 4 aprile 2025 estratto dall’ album “Natura Morta” già disponibile su tutte le piattaforme di streaming digitale, in formato fisico e in vinile da venerdì 21 marzo.
Serata culturale e ironica al Nhero Milano; si è discusso di seduzione e crisi del maschio contemporaneo in compagnia dello scrittore Luca Fiocca, autore di “Se è tortora all’acqua torna”-KONOS editore.
In occasione del trecentesimo anniversario della nascita di Giacomo Casanova, Fiocca ha proposto una riflessione inedita e provocatoria sul tema della seduzione e delle relazioni moderne, smontando stereotipi e interrogandosi sul ruolo dell’uomo nella società contemporanea. Secondo Fiocca, che smonta gli stereotipi di genere e riscrive le regole della seduzione contemporanea, il 40% degli adolescenti italiani crede ancora che l’uomo debba mantenere la famiglia e uno su quattro ritiene che abbia il diritto di comandare in casa.
Il pubblico accorso numeroso alla serata-che ha scatenato curiosità, commenti e tantissime domande sul tema-condotta e moderata dal dj e imprenditore Alberto Zanni e da Francesca Lovatelli Caetani, giornalista e Direttore di Identity Style, ha visto presenti Rosy Dilettuso, Tony Buba, Laura Drzewicka, il Direttore di Fashion Life Web Giulia Nori. Giornalisti, influencer, gente di tutte le età ha discusso con l’autore tra spunti e aneddoti inediti, in una atmosfera divertente durante la quale non è mancato un ricco aperitivo, al termine dell’evento.
I due conduttori della serata hanno stuzzicato l’autore, che è stato, con ironia e intelligenza, al gioco e, citando Vittorio Sgarbi, ha sentenziato: “La vera donna single è in realtà quella sposata, perché essendo già impegnata, non ha più velleità di legarsi, risultando così più appetibile per tutti gli uomini liberi!”
Il libro di Fiocca vuole essere la nuova bibbia della seduzione, con tanto di comandamenti, utili per diventare novelli Giacomo Casanova; ma l’autore, pardon, l’architetto della seduzione, con tutta la sua ironia, resta umile!
Al di là degli scherzi, Fiocca, con grande acutezza, ha voluto, con questo libro, celebrare la libertà e l’arte dell’incontro e, riflettendo sul tema, tutti potremo riscoprire la bellezza del contatto umano, in un mondo sempre più filtrato dalla tecnologia.
È prezioso questo “Bio-“ che sforna la potenza vocale a manifesto di verità “biologica”, reale, terrena e materica. Un nuovo disco per Marilena Anzini e il suo ensemble vocale femminile Ciwicè. Alla voce, vero centro di tutto, attingono spazio suoni delicati di pianoforte e pochissimo altro che vi invitiamo a scoprire, niente di digitale, niente di macchinoso e programmato. L’antichità, come la voce, è un punto fermo. Di bellezza parleremo… di vocalità ma soprattutto di verità.
Noi iniziamo sempre parlando di bellezza. Ma andiamo oltre quella bellezza che funziona alla facciata delle copertine. Andiamo oltre. Per Marilena Anzini cos’è per davvero la bellezza?
Parto subito in quarta e ti dico che per me la bellezza è uno dei linguaggi con cui Dio comunica nel mondo. Al cospetto della bellezza, in una qualunque delle sue innumerevoli forme, nessuno può rimanere indifferente e infatti ci si incanta davanti ad un quadro, ci si commuove per una poesia, ci si “scioglie” di fronte ad una gentilezza… La bellezza a volte ti sorprende arrivando in modo esplicito, ad esempio con un tramonto, o con una musica che non conoscevi e che ti rapisce: allora è come se ti venisse a trovare lei, come un dono inaspettato. Ma per me è soprattutto una ricerca: l’artista entra in una sorta di dialogo con l’ignoto per rendere manifesta la bellezza che spesso si nasconde e richiede attenzione e impegno per essere trovata e costruita. Non è appannaggio solo degli artisti, ovviamente: forse possiamo definire artista chiunque faccia il proprio lavoro in modo creativo, con fantasia, competenza e amore. Penso a chi lavora nel campo dell’educazione: dietro gli atteggiamenti distruttivi di molti adolescenti, ad esempio, si nascondono un sacco di qualità umane -spesso distorte e soffocate dalla paura- che non vedono l’ora di essere portate alla luce. Non ricordo dove l’ho letto ma la parola ombra, forse nell’antica lingua ebraica, significa “ciò che luce ancora non è”. Ecco, la bellezza è saper immaginare la luce anche nel buio. E la cosa più interessante è che il processo creativo verso la bellezza rende migliore chi lo percorre, a prescindere dal risultato. C’è una frase stupenda di Fernando Pessoa: “Sono esigente con la Bellezza, deve venire da dentro”.
Come la cerchi, che messi usi, come sai d’averla trovata?
La cerco ovunque nel mio quotidiano, nelle ricette in cucina, nelle relazioni, ovviamente nel mio scrivere e comporre canzoni. A volte però cercare la bellezza a tutti i costi può generare una tensione interna che blocca il processo creativo. Allora spesso, quando inizio un nuovo brano, mi dico: “Adesso scrivo una canzone brutta”. Questa semplice frase mi allenta la tensione di “cercare”, mi pone in un atteggiamento più di ascolto e mi apre a molte possibilità in più, anche inaspettate: arrivano intuizioni e idee e, più sono strane, più le accolgo e vedo come comporle nell’insieme. Anche quando sono brutte per davvero e inutilizzabili, portano comunque qualcosa di buono perché spostano un po’ più in là il campo d’azione creativo.
L’altra domanda che mi faccio spesso durante il processo creativo è: “Di che cosa ha bisogno la canzone?” Insomma, all’inizio mi concedo qualunque cosa e solo successivamente lavoro di cesello per distinguere cosa è funzionale alla canzone, cosa dà più senso, sincerità e coerenza alla relazione tra parola, significato, suono, melodia, armonia…
Come so di averla trovata? Parlando sempre di canzoni, nella fase creativa lascio sempre delle pause che mi sono indispensabili per mantenere una certa obiettività; quando poi il brano mi sembra finito, lo lascio decantare per un po’ di giorni. Poi lo riascolto: se mi suscita una vaga sensazione di stupore, quasi come se non lo avessi scritto io, allora ho la sensazione di aver fatto un buon lavoro.
La bellezza spesso è sinonimo di origine, di un ritorno al mero concetto più che la forma. Ho trovato tutto questo nella copertina di questo disco… un ritorno alla fanciullezza anche… i segni bastano per capire che ogni cosa è vita?
Il disegno di copertina, così come tutti i disegni all’interno del booklet, sono opera di Estheranna Stäuble, un’artista svizzero-tedesca che è anche una carissima amica e collega cantante. Ha creato appositamente un disegno per ogni brano, con una sensibilità davvero rara. Sì, dici bene, anch’io sento nei suoi disegni un forte richiamo all’essenzialità e all’innocenza: il suo segno vibrante e vitale, i colori che si fondono senza confondersi, le figure simboliche ed evocative…sembra davvero che i suoi disegni cantino! A me piace che un album non sia solo un insieme di canzoni ma anche un oggetto da toccare, figure da interpretare, parole da leggere che si mischiano alla musica e alle immagini…mi piace che l’album sia un’esperienza pluri-sensoriale, che apra un dialogo con chi lo ascolta e che lasci spazio all’interpretazione di chi lo ha tra le mani…come fosse un pezzetto di vita, insomma.
E il suono? Come lo hai scelto il suono di questo disco? Le cose della terra, della natura… hai fatto suonare anche loro?
Come sempre ho privilegiato i suoni acustici: le voci soprattutto, quelle dell’ensemble vocale femminile Ciwicè con la special guest Nicoline Snaas nell’ultimo brano “Tra il silenzio e le parole”, la chitarra acustica, il basso fretless di Michele Tacchi che effettivamente non è acustico, ma è talmente morbido e avvolgente da suonare comunque naturale. E poi l’arpa celtica in “Tai Chi” suonata da Ludwig Conistabile e il ronroco, strumento boliviano simile all’ukulele con cinque corde doppie di nylon che suono in “Lezione da un seme”. Pensa che le corde di questo strumento sono fatte con una bio-plastica ottenuta dalla canna da zucchero…quindi sì, c’è molta natura in questo disco! Il sound finale però è opera di Giorgio Andreoli, produttore di Bio- e anche dei precedenti Oroverde e Gurfa. Quando si entra in studio ovviamente non si possono non usare le macchine, ma Giorgio è bravissimo a fare in modo che il sound finale sia il più naturale possibile, senza effetti invadenti o elettronici. D’altronde l’album si intitola “Bio-“, il prefisso che indica “tutto ciò che vive”, ed è uno sguardo e una riflessione sulla vita, sulla connessione e la comunicazione che ognuno di noi ha con se stesso, con gli altri, con la natura e con il trascendente.
Resto sul punto: è un disco che alla natura chiede un ruolo importante vero? Ha senso dirti che secondo me tanto di questo suono è figlio della natura?
Mi fa piacere che tu colga questo forte legame con la natura, di cui noi siamo parte e a cui siamo profondamente connessi, non c’è dubbio. Nei due dischi precedenti è stata sottolineata dai critici una certa aura spirituale nella mia musica: Andrea Trevaini del Buscadero l’ha definita “etereo-folk”! In effetti nella mia ricerca musicale e testuale amo esplorare la relazione tra visibile e invisibile, tra terra e Cielo, tra umano e divino: la natura è proprio ciò che sta nel mezzo ed è dove queste realtà si incontrano e comunicano. La natura è dove abita la vita, la natura è vita. In questo ultimo album lo sguardo ha indugiato un po’ di più sull’aspetto terreno e umano, raccontando un po’ di temi quali la difficoltà nella comunicazione, la vita che scorre nonostante le sue difficoltà, la gratitudine per la vita e lo sgomento di fronte a ciò che la ostacola…uno sguardo sull’esistenza di noi esseri umani, immersi nella natura e con gli occhi rivolti al Cielo.
Frontemare Rimini: Melandri 33, Super Star, Apericena Latino
Il Frontemare di Rimini vivrà un fine settimana ricco di divertimento, con una vasta programmazione di eventi che prenderanno il via venerdì 04 aprile e si concluderanno domenica 6 aprile.
Venerdì 4 aprile, il Top Club Show Dinner sarà il luogo di un imperdibile deejay set con la musica di Marco Melandri, ex pilota MotoGP. Dalle 21:00 avrà inizio la cena spettacolo con i suoni di Max Monti accompagnato dalla performance live di Francesco Capodacqua, direttamente dal programma televisivo “Amici di Maria De Filippi”. Conclusa la cena, prenderà il via la serata disco con l’attesa esibizione dell’ospite, il tutto sotto la direzione artistica di Cristina Venzi. Ingresso dopo cena dalle ore 23.30.
Sabato 5 aprile Frontemare “Super Star”. Cena dalle 20:00, con la possibilità di scegliere tra un menù completo a base di carne o pesce, oppure a buffet. Dalle ore 22.30 c.a esibizione live della band “Oxxxa”. Successivamente, il deejay set sarà caratterizzato dai suoi di Fabrizio Fratta e Giovanni Lombardo, accompagnato dalla voce di Davide Cecchini. Ingresso dopocena dalle ore 22.30.
Domenica 6 aprile l’apericena del Frontemare accoglierà tutti gli amanti della musica latino americana. Dalle ore 19:00 avrà inizio l’apericena con buffet illimitato e drink incluso, possibilità di prenotare un tavolo riservato. A seguire dj Mauro Catalini e lo staff Urban Italy scalderanno la pista con salsa, bachata, reagetton e tanto altro. Ingresso dopo cena dalle 22:30.
Domenica 13 aprile l’atteso concerto di Pinto Picasso, artista di punta proveniente da Puerto Rico, promette di incantare il pubblico con la sua fusione di pop, urban e ritmi latini. Ingresso dopo cena dalle 22.30.
Frontemare, il Regno del Divertimento a Rimini, offre un’esperienza unica. Situato in una posizione privilegiata di fronte al mare, il locale si presta perfettamente per dinner party, serate a tema, concerti live e dj set. Aperto ogni venerdì, sabato e domenica, Frontemare ha ideato tre format differenti per accontentare gli appassionati di ogni genere musicale. Dal TOP Club del venerdì, lo Show Dinner più elegante della Riviera, ai coinvolgenti concerti live delle migliori band del sabato sera, fino ad arrivare all’atmosfera vibrante dell’Apericena Latina della domenica sera. Il locale è poi predisposto all’organizzazione di cene aziendali, compleanni ed eventi privati.
I Mad Sneaks, formati da Agno Dissan, Amaury Johns e Phill Andreas, continuano a consolidare la propria identità sonora ispirata al rock degli anni ’90. Con un’energia viscerale e influenze che spaziano dal grunge, allo stoner e al rock alternativo, la band ha costruito una traiettoria notevole nella scena underground.
Il trio ha lavorato con Jack Endino e Toby Wright, produttori leggendari che hanno contribuito a plasmare il suono di band come Nirvana, Soundgarden, Alice in Chains, Korn e Slayer. Inoltre, Mad Sneaks prevedeva anche un’apparizione speciale di Page Hamilton (Helmet) in uno dei suoi brani, rafforzando il suo legame con nomi iconici del rock globale. Sul palco, la band è già stata presente a festival come PMW (Palmas), Goiânia Noise e ha anche aperto lo spettacolo dei Red Fang a San Paolo.
Ora, Mad Sneaks inizia il 2025 con una serie di uscite, a cominciare dal singolo “Biocide”, traccia che riflette perfettamente l’essenza del gruppo. La canzone nasce da un processo spontaneo: “Mi stavo esercitando con la chitarra, provando alcune diteggiature, e questa introduzione è venuta fuori per caso. Da lì, tutto si è sviluppato in modo naturale e divertente. Dato che ci piacciono i suoni rumorosi, la seconda parte della canzone ha istintivamente preso una strada più veloce e pesante. Questo contrasto crea un’esperienza sonora molto interessante per chi ascolta”, commenta la band.
È interessante notare che “Biocide” è stata originariamente scritta per essere l’ultima traccia dell’album, ma la strategia di rilascio del singolo ha permesso alla band di anticipare questa canzone, una delle loro preferite, per suonarla dal vivo. “Non vediamo l’ora di pubblicarlo presto e di creare un legame ancora maggiore con il pubblico durante gli spettacoli”, dicono i membri.
Anche la copertina di “Biocide” ha una storia curiosa. L’immagine centrale è una lucertola fotografata da Agno Dissan più di 15 anni fa. “Era morto e asciutto da molto tempo, ma la sua posizione creava un’illusione ottica, come se sorridesse. Il contrasto dell’immagine si adatta molto bene al tema della canzone, quindi abbiamo deciso di combinare entrambe le arti”, spiega. L’assemblaggio finale è stato fatto da Amaury Johns, responsabile della maggior parte delle cover della band.
Lo scorso 3 Aprile, il Teatro Cartiere Carrara di Firenze ha ospitato la brillante commedia “L’Arte della Truffa”, con protagonista il talentuoso Biagio Izzo. Lo spettacolo ha regalato al pubblico una serata memorabile, grazie a una trama avvincente e a un cast di attori di grande esperienza e talento.
Una commedia brillante
“L’Arte della Truffa” è una commedia che mescola momenti paradossali, comici ed emozionanti, portando in scena la storia di Gianmario e Stefania, una coppia la cui vita viene sconvolta dall’arrivo del fratello di lei, Francesco. Quest’ultimo, un noto truffatore, è costretto agli arresti domiciliari, e la coppia si trova a doverlo ospitare. Gianmario, un uomo d’affari integerrimo, teme che la presenza del cognato possa compromettere i suoi rapporti con alti prelati del Vaticano, ma un imprevisto rovescio finanziario lo costringe a ricorrere alle abilità di Francesco.
Biagio Izzo, nel ruolo di Gianmario, ha saputo interpretare con maestria le sfumature del suo personaggio, regalando al pubblico momenti di puro divertimento e riflessione. Accanto a lui, un cast di eccezione composto da Carla Ferraro, Roberto Giordano, Arduino Speranza, Ciro Pauciullo e Adele Vitale, ha saputo dare vita a una rappresentazione dinamica e coinvolgente.
La magia della messa in scena
La scenografia, curata da Massimo Comune, ha saputo ricreare un ambiente domestico realistico e accogliente, mentre le luci, disegnate da Luigi Raia, hanno contribuito a sottolineare i momenti più intensi dello spettacolo. Le musiche di Gruppo SMP hanno accompagnato la commedia con note delicate e coinvolgenti, mentre i costumi di Federica Calabrese hanno arricchito ulteriormente l’atmosfera.
Prossime date della tournée
Dopo il successo di Firenze, lo spettacolo proseguirà la sua tournée in diverse città italiane, offrendo l’opportunità a un pubblico sempre più vasto di godere di questa commedia brillante. Ecco le prossime date:
Verona (VR) – Nuovo: 5 aprile 2025
Piacenza (PC) – Politeama: 6 aprile 2025
Milano (MI) – Nazionale Italiana Assicurazioni: 8 aprile 2025
Genova (GE) – Verdi: 9 aprile 2025
Torino (TO) – Alfieri: 10 aprile 2025
Varese (VA) – Teatro di Varese: 11 aprile 2025
Brescia (BS) – Clerici: 12 aprile 2025
Modena (MO) – Michelangelo: 13 aprile 2025 (con 2 repliche)
“L’Arte della Truffa” è uno spettacolo che non delude le aspettative, grazie a una trama avvincente e a interpretazioni di grande qualità che sapranno conquistare il cuore del pubblico. Non perdete l’occasione di assistere a questa imperdibile commedia!
Diretto dal Matt Brown regista de L’uomo che vide l’infinito, Freud – L’ultima analisi inscena un immaginario scontro di visioni avvenuto nel 1939 tra il noto psicanalista Sigmund Freud e lo scrittore C.S. Lewis, autore famoso per la saga de Le cronache di Narnia.
Due personalità iconiche di due specifiche correnti pensiero, dunque: una legata alla psicanalisi, l’altra alla letteratura.
È il 3 Settembre e i due, interpretati rispettivamente dal premio Oscar Anthony Hopkins e da Matthew Goode, si danno appuntamento per affrontare assieme un argomento importante quale è l’esistenza di Dio. Una lunga sessione di dialogo a base di scambi di opinioni, di sguardi esistenziali e di segreti personali, per cercare di far luce su cosa riservano il futuro e la storia, in prossimità della Seconda Guerra Mondiale.
Freud – L’ultima analisi è dunque un film che racconta questo immaginario storico incontro attraverso profondi sguardi religiosi e teorie tattili nei duetti tra i due protagonisti, individuando gran parte della buona riuscita proprio nelle performance di un sempre grande Hopkins e di un più che calibrato Goode.
Una coppia d’assi che il regista Brown sfrutta a dovere per affrontare l’argomento in modo che il contesto storico descritto faccia da tragico contraltare alle varie teorie che sciorinano.
Trattandosi inoltre di un dramma in costume, Freud – L’ultima analisi tocca corde emotive nel contrastare con i tempi odierni creando similitudini ideologiche fattesi strada dagli anni Trenta ad oggi.
Freud era avanti all’epoca e lo è ancora, così come lo scrittore Lewis, e Freud – L’ultima analisi ne è la testimonianza, tratto dagli scritti del dottor Armand M. Nicholi jr. dal titolo Question of God e dalla conseguente opera teatrale di Mark st. Germain.
Il tutto scandendo nella sua secca drammaturgia la vena interessante di un argomento che mescola psicanalisi e letteratura con il solo fine di portare alla luce realtà religiose che vanno capite, analizzate e mostrate al grande pubblico.
Completano il cast del film Liv Lisa Fries, alla quale spetta il ruolo di Anna figlia di Freud, Jodi Balfour e Jeremy Northam, i cui volti si affiancano ai bravi Hopkins e Goode senza mai sfocare.
Edito in blu-ray da CG Entertainment (www.cgtv.it), Freud – L’ultima analisi è accompagnato nella sezione extra dal trailer.